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Tattica

Tattica e modulo: la struttura della Roma nella stagione attuale

Come si costruisce il gioco della Roma oggi? Analisi dei principi di gioco, delle catene laterali e della fase di non possesso del sistema giallorosso.

OR

Redazione Magica Roma

27 maggio 2026

Lavagna tattica con tracce di partita
Lavagna tattica con tracce di partita

Il calcio moderno è una questione di principi, non di moduli. Chiunque abbia seguìto l’evoluzione del gioco negli ultimi quindici anni sa che il 4-3-3 di carta può nascondere un pressing uomo a uomo verticale così come un 5-4-1 difensivo, a seconda di dove i giocatori si posizionano nei diversi momenti della partita. La Roma non fa eccezione a questa logica.

Guardando le ultime stagioni giallorosse, si coglie una continuità di fondo nel modo in cui la squadra vuole controllare le partite, al di là del modulo nominale e degli uomini che si avvicendano in panchina.

Il baricentro e la costruzione dal basso

Il principio più visibile è la ricerca di un baricentro medio-alto. La Roma vuole possedere il pallone nella metà campo avversaria, riducendo i rischi di transizioni negative che possono essere fatali contro squadre organizzate in blocco difensivo basso.

La costruzione parte dai centrali difensivi, con un mediano che abbassa spesso a fare il terzo elemento di prima costruzione. Questo crea superiorità numerica immediata contro la prima linea di pressione avversaria — di solito un attaccante singolo o una coppia di attaccanti. Il portiere partecipa attivamente come opzione di “reset” quando le linee di passaggio in avanti vengono chiuse.

Il punto critico è la transizione dai difensori centrali al centrocampo. La Roma ricerca il “terzo uomo”: non il passaggio diretto verso il mediano sotto pressione, ma il triangolo che libera il ricevente nella zona successiva del campo. Quando questo meccanismo funziona, il gioco si apre verticalmente con grande velocità.

Le catene laterali

Negli ultimi anni la peculiarità della Roma è stata una marcata asimmetria laterale. Sul lato sinistro la catena terzino-mezzala-esterno d’attacco tende a giocare in sovrapposizione stretta, con il terzino che si proietta alto mentre l’esterno accentra. Sul lato destro, invece, spesso la catena lavora in combinazione più stretta e il terzino ha libertà di proposizione ridotta, rimanendo in copertura preventiva.

Questa asimmetria non è un difetto: è una scelta tattica che protegge da eventuali ripartenze avversarie con un punto fisso difensivo sul lato destro. La qualità della catena sinistra diventa di conseguenza la principale fonte di gioco in largo e di cross nel primo tempo degli assist.

Il pressing: triggers e zone

La fase di non possesso è forse la più interessante da analizzare. La Roma non pratica un pressing integrale costante — quello che Klopp ha reso famoso e che richiede un’intensità atletica straordinaria da mantenere per novanta minuti. Il modello è invece un pressing “a triggers”, cioè attivato da situazioni specifiche.

I principali trigger sono tre: il passaggio all’indietro verso il portiere avversario, il controllo difettoso su rimessa laterale avversaria, e il passaggio diagonale verso il terzino avversario lontano. Quando uno di questi tre eventi si verifica, la prima linea parte in pressing coordinato, e i centrocampisti si chiudono sulle linee di passaggio intermedie cercando di forzare la palla verso le zone di campo previste.

La trappola ideale è quella che porta la squadra avversaria a verticalizzare su un attaccante isolato contro i due centrali romanisti — situazione generalmente risolvibile senza eccessivo rischio.

Cosa non funziona: le criticità strutturali

Nessuna analisi tattica è onesta se non considera i limiti. Quello più evidente nel gioco della Roma è la gestione delle transizioni negative nella zona di metà campo. Quando il tentativo di possesso nella metà campo avversaria viene interrotto e la palla viene recuperata da un avversario in posizione di vantaggio numerico, la squadra giallorossa fatica a riorganizzarsi difensivamente con la velocità necessaria. La distanza tra il blocco offensivo e i difensori centrali crea una “terra di nessuno” che le squadre più veloci in transizione sanno sfruttare.

Il secondo elemento critico è la dipendenza da singoli giocatori in fase di creazione. Quando il playmaker principale è marcato a uomo o non in forma, la fluidità del gioco si riduce sensibilmente, e la squadra tende a un calcio più diretto e meno articolato.

Un sistema in evoluzione

Quello che rende interessante la Roma da studiare tatticamente è la sua malleabilità. In Champions League i principi di pressing si adattano (più bassi, più cauti), nelle partite di Serie A contro le grandi la squadra è disposta a difendere e ripartire. Il modulo non è un dogma: è uno strumento.

Il tifoso attento sa che la partita dentro la partita non si vede sul tabellino: si vede nell’occupazione degli spazi, nell’orientamento dei corpo, nella distanza tra i reparti. E quella Roma lì, nel suo sistema di principi, è spesso più bella da guardare di quanto il risultato finale lasci supporre.

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tattica modulo analisi Serie A