L’ultima giornata che ha cambiato tutto

Verona, 24 maggio 2026. Ottantesimo minuto, 2-0. La Roma chiude la partita e, con essa, sette anni di Champions League mancata. Terzo posto in Serie A, 73 punti, e finalmente il ritorno nell’Europa che conta — quella con l’inno, con le notti vere, con le squadre che ti guardano negli occhi da pari a pari.

Non era scontato. Non lo è mai, in questa città.

Gasperini: un anno fa era una scommessa

Il 6 giugno 2025, la Roma ha annunciato Gian Piero Gasperini come nuovo allenatore, in sostituzione di Claudio Ranieri. Contratto fino al 2028. Per qualcuno era un’eredità pesante — Ranieri aveva salvato la squadra con la calma del veterano, ma non era il progetto giusto per rilanciarsi in alto.

Gasperini era la scommessa di Ryan Friedkin: l’allenatore che aveva trasformato l’Atalanta in una macchina da Champions, capace di pressare alto, costruire dal basso, fare del collettivo un’arma più forte delle individualità. A Roma, dove la continuità tecnica è merce rarissima, portare un tecnico con un’identità così marcata era già una dichiarazione d’intenti.

E la scommessa ha vinto.

Dopo sei giornate, la Roma era in testa alla classifica insieme al Napoli con 15 punti. La prima sconfitta — un doloroso 0-1 interno contro il Torino alla terza giornata — non ha scalfito nulla. La squadra era compatta, disciplinata, riconoscibile. Per la prima volta da tempo, “identità di gioco” a Roma non era solo una formula vuota.

I numeri che raccontano la stagione

Mile Svilar: 38 partite, 31 gol subiti. Il portiere serbo ha tenuto la porta con la coerenza che non ti aspetti da chi sembrava ancora in costruzione un anno fa. Davanti a lui, Gianluca Mancini ha disputato 36 presenze segnando 4 gol — una cifra che per un difensore centrale parla da sola. Evan Ndicka ha completato il reparto con 31 presenze e 3 reti.

Il primo pareggio della stagione è arrivato solo il 25 gennaio 2026, contro il Milan: 1-1. Fino a quel momento, la Roma vinceva o perdeva. Zero via di mezzo — una squadra con carattere netto, per bene o per male.

Dybala: il coraggio di scegliere il progetto

E poi c’è Paulo Dybala. Contratto in scadenza il 30 giugno 2026. Per mesi, la Pulce è stata il simbolo di tutte le incertezze romaniste: resterà? A che prezzo? L’Arabia Saudita? L’MLS?

La risposta è semplice: resta.

Il rinnovo è biennale, fino al 2028, con opzione per estendere al 2029. Base fissa a 2,5 milioni netti — una riduzione netta rispetto agli attuali 10 milioni bonus compresi. La parte variabile, legata a presenze e gol, potrebbe riportarlo vicino alle cifre precedenti se la stagione sarà quella giusta.

È stata determinante la sua voglia di restare. Dybala ha accettato di ridurre le pretese economiche per giocare la Champions con la maglia giallorossa — la prima dal 2018-19 — e per essere protagonista di un progetto che sente suo.

L’agente Carlos Novel ha trattato direttamente con Ryan Friedkin. L’annuncio ufficiale è atteso a giorni.

Perché questa stagione vale più di tre punti

Ci sono stagioni che cambiano la narrativa di un club. Questa è una di quelle.

La Roma torna in Champions League per la prima volta dal 2018-19 — sette anni in cui l’ambiente ha vissuto di Conference League (vinta nel 2022, con Mourinho), Europa League (finale persa nel 2023), e la sensazione costante di essere una grande che non riesce a fare il salto. Adesso il salto è fatto.

Con Gasperini, Dybala, Svilar, e una difesa che ha retto per 38 giornate, la Roma si presenta all’appuntamento europeo con più credenziali degli ultimi anni.

Non è l’anno del titolo. Ma è l’anno in cui si ricomincia a sognare in grande. E a Roma, quando si sogna in grande, succede sempre qualcosa.

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